ANZIANI: biblioteca d’esperienza e di vissuti per le nuove generazioni

anziano-panchina-vnUltimamente si è soliti parlare dell’abbandono degli animali ma, in questa sede e con questo breve articolo preferisco concentrarmi e dare maggior risalto ad un altro tipo di abbandono: “quello degli anziani”.

Non perché le due cose siano comparabili fra loro o per civiltà ma, perché, sempre di più, proprio loro, i nostri genitori, i nostri nonni, il nostro passato e quindi le nostre radici, sembrano perdere di importanza passando in secondo piano.

Premettendo che anch’io possiedo un cagnolino, Coco (che amo tantissimo) ritengo non si debba, come spesso invece accade, tacere alla sensibilizzazione del pubblico nei confronti dell’abbandono dei Seniors, anteponendola o almeno mettendola sullo stesso piano di quella mirante a sensibilizzare le persone contro l’abbandono degli animali.

Infatti, ahimè, spesso sono proprio le persone, oltre che gli animali, ad essere lasciate al loro destino nelle case di cura, strappandole da quell’universo privato di affetti, cari o cose da cui traggono conforto.

È opportuno a mio modo di vedere le cose garantire agli anziani la cosiddetta “Domiciliarizzazione delle Cure”, perseguita attraverso il mantenimento del loro abituale ambiente e delle loro relazione significative, al fine di evitare ricoveri impropri e inopportuni. Facendoli così sentire più amati possibile da figli e parenti tanto quanto loro ci hanno amato, sacrificando se stessi spesso  con spirito di abnegazione, per garantirci una crescita serena.

img_5779Quale giustificazione possiamo addurre a discolpa di una società che considera l’anziano come un peso fastidioso? Non è forse proprio la  nostra cultura che ci ha sempre insegnato a considerarlo come uno scrigno prezioso al quale possiamo attingere, facendo si che le giovani generazioni ne acquisiscano in esperienza? Dove vogliamo lasciare il patrimonio di conoscenze da loro derivante?

Pensandoci bene su mi è nato spontaneo un paragone, strano ma a mio avviso pragmatico: quando muore un anziano è come se andasse a fuoco un’intera biblioteca, composta di libri voluminosi, tra cui trovano spazio enciclopedie, favole, rimedi contro malanni e contro i brutti i sogni. Nulla lì è perduto e quasi tutto ricorda casa. Ogni singola pagina, ogni singola foto è state scritta e selezionata con pazienza e cura. Con la stessa premura di chi, rivivendo il suo trascorso ha compreso ed accettato il suo percorso con consapevolezza.
Se è vero come è vero che la salute, come le persone care, si apprezzano solo quando ci vengono a mancare, è uopo che si faccia largo in noi, tra anima, corpo e cuore la Volontà di compagnia e di accompagnamento ai nostri discendenti e precursori  prima che, il patrimonio  immenso di storie e di vissuti cui noi stessi apparteniamo, un po’ sparsi tra le foto e un po’ scritti nelle loro pagine, venga dimenticato. Che dimenticanza ed abbandono poi, stanno sulla stessa strada. Che è meglio ritrovarsi dove tutto sembra casa, più che perdersi scordandosi chi siamo.

 

Domenica Scopelliti

 

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